I vitigni - La guida fondamentale per un appassionato di vini

Con il termine vitigno si indica una determinata varietà di Vitis vinifera.

Abbiamo già visto che il vitigno, insieme agli altri elementi del terrori rende un vino diverso da un altro.

I vitigni si possono distinguere per forma del grappolo e delle foglie, per colore degli acini di uva e per specifici periodi di maturazione.

Inoltre ogni vitigno arricchisce il vino di diverse caratteristiche organolettiche.

In relazione al colore dell’acino, i vitigni, si distinguono in:

Vitigni a bacca nera (anche se il termine più corretto, dal punto di vista ampelografico, è bacca rossa);

Vitigni a bacca bianca;

Vitigni a bacca grigia.

La disciplina che studia e classifica le differenti tipologie di vitigno in base alle loro caratteristiche è l’ampelografia, che analizza e descrive germogli, foglie e frutti  in base a forma, colore, grandezza e ad altri fattori.

I vitigni vengono catalogati attraverso schede ampelografiche che descrivono le caratteristiche dei vari organi della pianta nel corso delle diverse fasi di crescita.

Oggi, a queste accurate descrizioni morfologiche, standardizzate dall'Organisation Internazionale de la Vigne et du vin, si sono aggiunte le più accurate analisi del DNA. 

In Italia i vitigni più diffusi sono, tra i rossi, il nebbiolo, il sangiovese, la barbera, il primitivo ed il montepulciano.

Tra i bianchi: il trebbiano, il vermentino, la vernaccia, il moscato e la malvasia.

Tra i più famosi e diffusi nel mondo troviamo, fra i rossi, il cabernet sauvignon, il cabernet franc, il merlot, il pinot nero, lo zinfandel e la syrah.

Tra i bianchi: il sauvignon, lo chardonnay, il muscat ed il riesling. 

Una delle principali classificazioni dei vitigni avviene in base alla loro origine e territorialità, per questo distinguiamo tra vitigni autoctoni, locali, nazionali ed internazionali.

Vitigni autoctoni: hanno un forte legame con il territorio in cui sono coltivati, solitamente limitato ad una o due province.

Vitigni locali: diffusi in una zona più ampia dei vitigni autoctoni (più province e, a volte, anche un'intera regione) e che mantengono un forte legame storico con il territorio, ma magari si sono diffusi anche in zone diverse da quella originaria. 

Vitigni nazionali: sono originari di una data regione e poi, successivamente, si sono diffusi in un'area molto più vasta del nostro Paese, fino talvolta a coinvolgere quasi tutta la penisola.

Vitigni internazionali: spesso di origine francese, questi vitigni si sono diffusi ovunque grazie alla loro capacità di adattamento ambientale. I vini che si ottengono dalle uve di queste piante hanno spesso caratteristiche varietali che li rendono unici.

i vitigni italiani

 

Approfondiamo alcuni vitigni rossi tra i più conosciuti al mondo

Aleatico

Le origini di questo vitigno sono greche e risalgono al XIII secolo.

Oggi è molto diffuso in Puglia, Toscana, Lazio, Piemonte, Marche. E’ un vitigno semi-aromatico a bacca nera, probabilmente parente del moscato, con un caratteristico colore blu-vermiglio che predilige i terreni collinari ben esposti e temperature medio-alte.

La sua capacità di assimilare zuccheri lo rende particolarmente adatto per la vinificazione di prodotti dolci ma esiste anche, in numerose versioni, secco.

Il vino presenta un colore rosso rubino, intense note fruttate mature di confettura.

In bocca risulta morbido, con tendenza dolce e leggermente astringente. 

Alcuni famosi vini a base di aleatico sono L’Aleatico di Gradoli DOC, l’Elba Aleatico Passito DOCG, l’Aleatico di Puglia, Collo Tortonesi DOC, Salice Salentino.

Montepulciano

Il nome di questo vitigno potrebbe trarre in inganno: non c’entra nulla con l’omonima città toscana, ma è un vitigno a bacca nera ampiamente coltivato in centro Italia (Abruzzo, Toscana, Molise, Marche)

Predilige terreni collinari argillosi con clima mediamente caldo e poco umido.

Il suo vino ha  una tonalità rubino profondo tendente al violaceo, al granato se ha subìto un lungo invecchiamento.

Ha note eleganti e fruttate con la presenza di spezie quali cannella, noce moscata e pepe nero.

In bocca compaiono anche i frutti di bosco, l’amarena e altre note mature, riequilibrate dalla sua tannicità e da un finale lungo ed elegante.

E’ il vitigno alla base del Conero DOCG, del Rosso di Montepulciano DOC, Rosso Piceno DOCG, Colline Teramane DOC, Cerasuolo d’Abruzzo DOC.

Spesso è utilizzato come uva da taglio per aumentare colore e corpo di altri vini, in particolare con il sangiovese, o in molti rosati.

Sangiovese

Il Sangiovese è un vitigno di origini etrusche che si diffuse poi in Romagna, Campania e Toscana e poi in California, Argentina e Australia.

Cambia notevolmente le sue caratteristiche al variare dei climi e dell'altitudine in cui è coltivato.

Di produttività media, è un vitigno a bacca nera che predilige terreni collinari di media o scarsa fertilità e asciutti.

Il suo vino è caratterizzato da un colore rosso rubino mediamente intenso con tonalità fino al granato e, dopo un lungo invecchiamento, potrà assumere sfumature di tonalità aranciate.

Tra gli aromi fruttati si distinguono prevalentemente frutti rossi e neri, tra cui l'amarena, la mora, la prugna e, tra i fiori, la violetta, l’iris, la rosa e la peonia.

In bocca risulta tannico, corposo, aromatico, con un gradevole retrogusto amarognolo e fruttato.

Presente in numerosissimi vini tra cui: Brunello di Montalcino DOCG, Carmignano Docg, Conero DOCG, Torgiano Rosso riserva DOCG.

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Ora parliamo di tre vitigni che costituiscono il famoso taglio Bordolese: assemblati insieme sono ala base di molti famosi vini della zona di Bordeaux.

Cabernet sauvignon

E' uno tra i vitigni più diffusi al mondo grazie alle sue capacità di adattamento e, insieme a merlot e cabernet franc, costituisce uno dei tre vini che compongono il famoso taglio bordolese, alla base di vini di alta qualità e notevole longevità. La pianta manifesta capacità di adattamento alle più disparate condizioni climatiche e tecniche di vinificazione.

Il vitigno cabernet sauvignon, originario della Francia, in Italia molto diffuso in Toscana, predilige terreni poco fertili, ha una maturazione tardiva ed è di produzione discreta, ma costante. E' un vitigno a bacca nera, il cui nome deriva dalla particolare predilezione che ha il merlo per le sue bacche. La pianta predilige terreni collinari e freschi, con una buona umidità.

I suoi vini sono molto tannici e ricchi di sostanze aromatiche che, unite a lunghe macerazioni e affinamento in legno, lo rendono adatto ad un lungo invecchiamento e gli permettono di sviluppare un bouquet complesso e ampio. 

Il vino è di un rosso rubino pieno, con sfumature violacee. Ha note aromatiche ed erbacee e floreali, è caldo, di corpo e buona struttura, oltre a risultare tannico ed equilibrato.

Merlot

Questo vitigno internazionale, diffuso anche in Italia nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Toscana,  trova la sua massima espressione in Francia, nella zona di Bordeaux. Viene coltivato anche negli stati Uniti, in Spagna, in Romania, in Sudafrica e in Australia.

Predilige terreni ricchi e grassi, che trattengono l’acqua e, compattandosi, spezzano le radici più giovani ritardando la maturazione, già abbastanza precoce. L’aumento delle temperature causato dai problemi ambientali ne minaccia sempre più la coltivazione.

I vini ottenuti da uve merlot che vinificano in acciaio o in cemento e maturano in barrique hanno un colore rosso rubino scuro tendente al granato. I sentori principali, oltre alla tipica nota erbacea del vitigno, sono quelli di mirtillo, ciliegia, menta, timo, pino, origano, viola, ribes nero, prugna, foglia di pomodoro, rabarbaro e humus.

In bocca ritroviamo i frutti rossi che rendono vellutati i tannini e strutturato il vino nel suo complesso.

Cabernet franc

Questo vitigno internazionale ampiamente coltivato in Francia nelle zone di Bordeaux e della valle della Loira, è diffuso anche in Canada, Cile, Argentina, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda e Italia.

Predilige terreni pietrosi sabbiosi o calcarei.

Alla vista rosso rubino scuro, tendente al granato, è decisamente riconoscibile al naso: il suo profumo di peperone è inconfondibile.

Molto presenti anche pepe, mirtilli, ribes, lamponi, fragole, liquirizia, alloro, menta, cioccolato e violette, balsamico, tracce terrose ed erbacee.

In bocca risulta equilibrato: rotondo, avvolgente, di medio corpo, buona tannicità e freschezza spiccata.

Conosciamo adesso due vitigni di cui il Piemonte, regione a noi cara, è un orgoglioso produttore: nebbiolo e barbera

Nebbiolo

E' il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, uno tra i più nobili e preziosi d’Italia.

Coltivato anche in Val d’Aosta, Valtellina, Franciacorta e oltreoceano, viene chiamato con molti nomi: spanna (nel Novarese e Vercellese), picotèner (in Valle d’Aosta e Alto Canavese), prunent (in Val d’Ossola), chiavennasca (in Valtellina).

Il suo nome deriva da “nebbia”, ma il motivo è ancora molto discusso.

Potrebbe essere perché i suoi acini, ricoperti di abbondante pruina, sono opachi e velati come la nebbia, oppure per la nebbia che avvolge la vigna al mattino durante la vendemmia.

Esistono tre tipi di Nebbiolo: Lampia, michet e rosè.

Il Lampia ha grappolo più colorato rispetto al Michet, con forma piramidale medio-grande e ala ben sviluppata.

Il Michet ha una resa bassa e per questo ha aromi e gusti intensi; il Rosè dà vini scarichi di colore. Spesso vengono usati tutti e tre insieme.

Questo vitigno esigente ha bisogno di attenzioni e di molto lavoro, ma questo non è mai stato motivo per abbandonarne la coltura, visto il pregio dei vini che se ne ottengono.

Predilige suoli calcarei e tufacei ben esposti, tra i 200 e i 400 metri sul livello del mare, ed è sensibile agli sbalzi improvvisi di temperatura, ma trae beneficio dalle oscillazioni termiche tra giorno e notte.

I due vini più popolari prodotti con il Nebbiolo sono il Barolo e il Barbaresco. Sempre in Piemonte, altre denominazioni che impegnano il nebbiolo sono il Gattinara, il Roero, il Langhe DOC, il Ghemme, il Nebbiolo d'Alba, in purezza o in blend con altri vitigni. 

Altri vini a base nebbiolo sono il Valtellina superiore DOCG, lo Sforzato delle Valtellina DOCG, il Valle d’Aosta DOC.

Il colore di questi vini va dal rosso rubino al granato con riflessi mattone per i vini più vecchi; è di buona vivacità e media trasparenza.

Al naso si percepiscono note di frutti di bosco, amarene, nocciole, fiori secchi, tabacco, cuoio, spezie e l’inconfondibile profumo tipico di violetta.

In bocca ha una tannicità pronunciata e un corpo notevole.

Barbera

Secondo per diffusione in Italia al sangiovese, questo vitigno è ampiamente coltivato in Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna, è diffuso anche in altre parti del mondo: viene coltivato in California, Argentina e Uruguay.

E’ un vitigno che si adatta bene a diversi ambienti e che non risulta eccessivamente delicato: non teme i climi ventosi e carenza di riserve idriche anche se patisce le gelate. Predilige i terreni argillosi, profondi e poco fertili.

Dal punto di vista organolettico, il suo vino, acquisisce caratteristiche diverse in base alla zona di produzione.

E’ un vitigno che produce vini di pronta beva e di grande struttura, fermi, vivaci e frizzanti, caratterizzati sempre da una buona acidità.

Se bevuto giovane, ha sentori di piccoli frutti di bosco e note floreali di viola, che si fanno più complessi e speziati nelle versioni invecchiate.

I prossimi tre vitigni, due bianchi ed un rosso, sono alla base alcuni tra i più famosi spumanti al mondo

Pinot nero

Questo vitigno con una maturazione precoce trova la sua massima espressione in Borgogna, ma è diffuso anche in Italia (Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trentino, Colli piacentini, Friuli), Stati Uniti, Moldavia, Nuova Zelanda, Germania, California e Australia.

Vinificato in bianco e assemblato insieme a vini come lo Chardonnay, il Pinot Meunier e Pinot bianco, dà origine alla produzione di Champagne, Franciacorta DOCG, Trento DOC e altri spumanti metodo classico.

Vinificato in rosso dà vini rosso rubino, abbastanza trasparenti, che al naso ricordano ribes, mora, lampone, ciliegia, fragola, rosa, violetta e hanno sentori speziati dopo l’affinamento. In bocca sono freschi e poco tannici.

Chardonnay

Questo famosissimo vitigno internazionale, anch’esso di origine francese (Borgogna per l’esattezza), è diffuso in tutto il mondo: California, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Cile, Argentina e Italia.

Il terroir influenza notevolmente il prodotto finale.

Questo vitigno a bacca bianca è abbastanza delicato: germoglia precocemente e questo lo espone al rischio di gelate primaverili; la buccia sottile degli acini può favorire inoltre il marciume.

Predilige terreni collinari e ventilati e climi caldi. La vendemmia è abbastanza precoce.

Il suo vino viene assemblato insieme ad altri nella produzione dello spumante metodo classico inoltre è uno dei pochi bianchi con una naturale predisposizione all'affinamento in legno.

I vini hanno colore giallo paglierino, note di ananas, banana, menta, fiori, minerali.

In quelli invecchiati in barrique emergono note di frutta secca, miele, burro, legno, affumicato.

Questi vini in bocca risultano freschi, vivi, sapidi, minerali, con note di fumo e legno per i vini affinati in botte.

Tra i vini ottenuti con Chardonnay troviamo il Franciacorta DOCG, Terre Tolesi DOCG, Rosazzo DOCG, Oltrepò Pavese Metodo Classico.

Glera

Anche se il nome non ci dice nulla, lo conosciamo tutti: è il vitigno che ci dà le uve (minimo l’85%) utilizzate per la produzione del Prosecco.

Il restante 15% può essere composto da Verdisio, Pinot bianco, Pinot grigio e Chardonnay. 

Fino al 2009 questo vitigno era chiamato Prosecco, da allora con questo nome ci si riferisce solo al vino.

Questo vitigno a bacca bianca semiaromatico, autoctono del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, predilige terreni collinari non troppo asciutti protetti dalle gelate ma si adatta a differenti situazioni climatiche, dando vini dalle caratteristiche lievemente differenti.

Il vino ha colore giallo paglierino brillante con persistente perlage (catena di bollicine verticale che si può osservare nei vini spumanti).

Al naso è vegetale, floreale e fruttato di mela, pera, agrumi, crosta di pane e lieviti; al palato è secco o amabile, sapido e fresco.

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Passiamo ai vitigni a bacca bianca moto profumati. 

Malvasia

Con il nome malvasia vengono indicati molti vitigni, la maggior parte a bacca bianca, geograficamente distribuiti un po' in tutta Italia dall’opera dei veneziani.

Parliamo di sedici vitigni diversi che condividono però alcune caratteristiche di base come l’aromaticità, la fragranza piccante di muschio e di albicocca e residui zuccherini piuttosto alti, che li rendono adatti alla produzione di passiti e spumanti.

Questa famiglia di vitigni, particolarmente diffusi in Piemonte, Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Sardegna, nel Piacentino e nel Parmense, ha un’ottima robustezza e una maturazione dei frutti medio-tardiva.

Fra le malvasie a frutto bianco più coltivate ci sono la malvasia di Candia aromatica, la malvasia bianca lunga, nota anche come malvasia del Chianti o malvasia toscana, la cui uva bianca entra per circa 1/10 nell’uvaggio del Chianti; la malvasia istriana, la malvasia laziale, la malvasia di Sardegna, la malvasia delle Lipari.

Fra le malvasie a bacca rossa più famose ricordiamo quelle salentine: la malvasia nera di Brindisi, la malvasia nera di Lecce, la malvasia di Casorzo d'Asti e malvasia nera di Schierano.

Moscato

Come la malvasia, anche il moscato comprende nella sua famiglia vitigni a frutto rosso e a frutto bianco. Fanno parte della famiglia a bacca bianca lo Zibibbo, il moscato di Terracina, il moscato giallo, il moscato bianco, il moscato reale e il moscato selvatico. Tra quelli a bacca rossa ricordiamo il moscato rosa, il moscato di Scanzo e quello delle rose.

Il vitigno moscato bianco, diffuso in Europa ed oltreoceano, ha una produzione costante e tollera bene la siccità estiva. L'uva, raggiunta la sua maturazione, ha acquisito una dolcezza molto marcata e per questo è soggetta all’attacco di vespe ed altri insetti. 

Il vitigno è molto versatile e dà vini passiti, spumanti, fermi secchi. In questo caso di colore giallo paglierino, intensamente aromatico, fragrante e muschiato al naso con note floreali e di agrumi e salvia.

Meno diffuso rispetto al moscato bianco, il moscato giallo è utilizzato sia come uva da tavola sia per la produzione di vini passiti o spumanti dolci, oltre che nella versione ferma secca.

Questo vitigno ha elevata vigoria, una maturazione precoce e una produzione buona e regolare.

Il vino di questo moscato ha un aspetto che varia dal giallo al giallo oro, sentori aromatici di uva moscato cedro, limone, arancia, frutta secca e mele al forno e un gusto marcatamente dolce.

Passerina

Pianta autoctona del sud delle Marche diffusa anche in Abruzzo.

La sua maturazione è tardiva e i suoi acini, di colore bianco, sono di piccole dimensioni e attirano i passeri, che ne sono golosi.

L'uva passerina, fino a poco tempo fa usata come uva da taglio, oggi è usata anche in purezza.

Il vitigno dà un vino di colore giallo paglierino con riflessi dorati. 

Al naso è fruttato con note di frutta tropicale, albicocca, pesca, pera e floreale con note di ginestra e pino, poi accenni di miele, fiori bianchi, timo, salvia, agrumi. Possiede una buona acidità, sul finale è minerale e sapido. E' prodotto nelle versioni fermo, frizzante e passito (ricco di sentori maturi e caramellati).

Pecorino

Il vitigno è una pianta autoctona delle Marche, in particolare delle aree del Piceno, e deve il suo nome ai pascoli diffusi sugli stessi terreni collinari in cui veniva coltivato.

Predilige i climi freschi e i suoi frutti a bacca bianca, un tempo usati solo per i tagli, maturano precocemente.

Il vino ha un colore giallo paglierino pieno, con riflessi verdolini, note marcate di pera William, fiori gialli, anice e menta. In bocca risulta avere una buona mineralità ed acidità, che vengono in parte nascoste dalla sua morbidezza. 

Sauvignon Blanc

Questo vitigno di origini francesi è molto diffuso in Nuova Zelanda, Cile, Australia, Moldavia e Sudafrica.

Il sauvignon Blanc, di solito giallo paglierino intenso, si contraddistingue per i suoi profumi vegetali di foglia di pomodoro, oliva, finocchio, capperi, sedano, a cui si aggiungono note floreali e fruttate (lime, mela, banana, pompelmo), talvolta tropicali (litchi, frutto della passione). In bocca risulta fresco e minerale, e ritornano le note vegetali e agrumate.

uva a bacca bianca 

Concludiamo la nostra guida sui principali vitigni che un appassionato di Vini come te deve assolutamente conoscere con ulteriori 4 vitigni a bacca bianca

Pinot grigio

Vitigno internazionale di origine francese ampiamente diffuso in Italia e in tutto il mondo.

La sua uva dà vini molto diversi tra loro in base alla zona di produzione, alla vinificazione e all’affinamento. Infatti è giallo paglierino con riflessi dorati se vinificato in bianco, se vinificato a contatto con le bucce diventa aranciato e acquisisce un sapore lievemente amaro.

Al naso è delicato ed appena profumato con note fruttate; in bocca risulta asciutto, alcolico, morbido, fresco, armonico ed equilibrato. 

Non ha particolare predisposizione a lunghi affinamenti.

Trebbiano

Vitigno diffuso in Toscana, in Romagna, in Abruzzo, nel Lazio e in Umbria.

Questa pianta dalla produttività abbondante e costante, ha una grande vigoria ed epoca di maturazione tardiva, per questo è adatta all’appassimento. Predilige terreni non molto fertili e poco caldi e dà vini dalla personalità non troppo spiccata di colore giallo paglierino, non molto intenso.

Il vino al naso è delicato, ma poco intenso, con leggere note di pera, mela e fiori. Anche in bocca non spicca per nulla in particolare, ma risulta equilibrato con corpo, acidità e sapidità nella media.

Verdicchio

E' un vitigno a bacca bianca coltivato quasi esclusivamente nelle Marche, tra Jesi e Matelica, da cui prendono i nomi i più famosi vini prodotti con quest’uva.

La sua uva è utilizzata per produrre sia vini freschi, sia vini molto strutturati, capaci di notevole longevità. 

Molto adatto alla produzione di spumanti naturali e vini passiti, oltre che di bianchi secchi, è un vitigno che si adatta bene. La sua produttività è buona e costante e matura con tempi nella media o leggermente avanzati.

Il vino prodotto è giallo paglierino con evidenti riflessi verdognoli, fruttato al naso, con note di mandorla amara. Al palato ha una buona acidità e sapidità, un corpo medio, e un elevato tenore alcolico; risulta adatto a brevi invecchiamenti.

Maceratino

Questo vitigno, di probabile origine greca, viene coltivato da secoli nelle Marche e, in particolare, nel maceratese, da cui deriva il suo nome.

E’ un’uva a bacca bianca, che si adatta sia alla natura di terreni differenti che alle diverse condizioni ambientali di clima e di esposizione. Soffre il freddo, ma ha una buona resistenza alle gelate primaverili e ad alcuni parassiti vegetali.

Il vino si presenta giallo paglierino scarico. Al naso appare solo lievemente profumato, con note di agrumi e acacia, mentre al palato è neutro, sapido, asciutto, con poco corpo. E’ prodotto con vendemmia tardiva anche in una versione amabile.

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